Faye Toogood, La designer che ci invita A disimparare a progettare

October 12, 2020

By Valentina Raggi

 

Faye Toogood è una creativa inglese che ha fatto della sostenibilità e della mescolanza di discipline (design, moda e arte) i propri caratteri identificativi già dalle origini della sua pratica. Classe 1977, è già icona dai primi passi. Al momento ha in corso una personale alla galleria Friedman Benda di New York dove, fino al 17 ottobre, dove mostra i suoi Assemblage, opere che parlano del processo creativo più che dell’atto compiuto. Sono frutto di un percorso che determina un’inversione di marcia, un’introspezione, un tentativo di ‘disimparare’ come lei stessa dice, per mettere in discussione il fare del designer e i suoi perché. Domande sulla produzione oggi cruciali alla luce dei nuovi quesiti che la pandemia ha portato anche nel mondo della progettazione, del fashion e dell’arte.

 

Ci racconti come hai ideato le opere in mostra alla galleria Friedman Benda?

All’inizio di questo processo creativo cercavo una nuova geometria, senza alcun riferimento al mio lavoro precedente. Per me il processo di “disimparare” significava gioco intuitivo piuttosto che “progettazione attiva”. Avere la libertà di creare senza un risultato finale in mente. Insieme al mio team ho trascorso mesi a realizzare centinaia di piccole maquette utilizzando materiali di uso quotidiano presenti in studio: carta, nastro, filo metallico, tela, argilla e pittura. Grande attenzione è stata posta al prodotto finito, ma con l’obiettivo di catturare il momento della creazione. Conservare l’immediatezza del bozzetto, la nostra versione 3D di uno schizzo, era vitale. Non volevo filtrare la creazione iniziale attraverso il consueto processo di progettazione.

Abbiamo preso un corpo di lavoro considerato povero in termini di materiale e lo abbiamo trasformato in pezzi permanenti fusi in bronzo, tele dipinte e acciaio battuto. Nel processo, è stata data enorme importanza alla replica dell’originale, senza ripulire o raddrizzare nulla. Ogni accartocciamento della carta, piega nel cartone o nastro adesivo doveva essere replicato da piccola a grande scala. Come designer sento di essermi esposta in questa mostra, rivelando il mio processo e condividendo il lavoro nel suo primo punto di creazione.

 

Disimparare porta alla mente il fare meno e meglio, è un invito a cambiare prospettiva su ciò che tutti, non solo i designer, facciamo, produciamo, desideriamo. La pandemia ti ha portato riflessioni a livello professionale?

E’ difficile sapere quanto questa crisi influenzerà la mia prospettiva sui progetti futuri. Ci adattiamo continuamente alle sfide che pone e troviamo nuovi modi di lavorare. Finora, nonostante tutte le difficoltà, siamo riusciti a creare e presentare nuovi progetti in tutte le aree dello studio: interni, moda, arredi e opere d’arte. A lungo termine penso che questa crisi rafforzerà i valori sulla trasparenza della produzione: il dibattito quantità vs qualità che sta arrivando al culmine e l’importanza di realizzare prodotti e vestiti con la longevità in prima linea.

 

Tu sei una paladina dell’ecososteniblità da tempo.

Il nostro approccio è, ed è sempre stato, creare oggetti e capi di abbigliamento di lunga durata con materiali di alta qualità. Non ho intenzione di essere un trend setter o di seguire le tendenze. Ho un background nel giornalismo di riviste e odiavo gli sprechi legati alla creazione di set per una singola ripresa e poi alla loro distruzione. Ho creato il mio studio in parte come reazione a questo, per creare spazi e prodotti che durassero.

 

Il tuo è uno studio multidisciplinare. Ma se dovessi sintetizzare il tuo stile in poche parole?

Scultoreo, giocoso e materico allo stato puro.

 

In occasione della London Design Festival hai siglato la tua prima collaborazione con il brand di design Hem.

Sì, abbiamo disegnato la Puffy Lounge Chair.

 

Progetti futuri?

Questo autunno, Toogood lancerà anche il primo pezzo della nostra nuova gamma di mobili illimitati: una sedia scultorea in fibra di vetro chiamata Fudge. E per il prossimo dicembre sono stata invitata a partecipare alla Triennale alla National Gallery Victoria di Melbourne. Questa è un’incredibile opportunità, interverrò in tre sale d’arte del XVI e XVII secolo collocando le mie opere accanto a quelle di Rembrandt, Breughel e altri maestri olandesi e fiamminghi. Riflettendo sull’era dell’Illuminismo, l’installazione che sto creando si chiama Downtime. Le tre gallerie hanno un aspetto domestico e inserirò tre diverse sorgenti luminose: luce diurna -con un grande arazzo e un mobile su disegno, lume di candela con un tableau da parete in tela interamente dipinta e sculture fatte a mano che definisco “busti di famiglia” e, infine, Moonlight con sculturein peltro fuse a mano e un arazzo notturno. Ogni fonte di luce crea un’atmosfera diversa e dovrebbe incoraggiare diversi tipi di discorso. Vedi? Penso che la creatività troverà sempre una via d’uscita.

 

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